Réclame Intervista “Non crediamo che le canzoni debbano ricercare verità”

Réclame

Articolo di Simone Zani (Caporedattore) di www.allmusicitalia.it | Link articolo originale

E’ passato un mese dall’uscita dell’album d’esordio dei Réclame Voci di Corridoio (Giungla Dischi, in licenza a Columbia Records / Sony Music).

Il disco, anticipato dai singoli Il Viaggio di Ritorno, Due Amanti e Cosa resterà, è entrato nella cinquina dei finalisti delle Targhe Tenco (ne abbiamo parlato Qui).

Una soddisfazione che conferma l’originalità di un progetto discografico che si contraddistingue per un linguaggio diretto, a volte crudo, ma che racchiude una disarmante sensazione di realtà.

Abbiamo contattato i Réclame per un’intervista di presentazione di Voci di Corridoio.

RÉCLAME INTERVISTA VOCI DI CORRIDOIO

Buongiorno ai Réclame. Com’è nata l’idea di narrare le storie di 8 personaggi?

Siamo legati molto al concetto di narrazione e crediamo che la canzone, al di là della forma, debba veicolare delle storie. Pertanto abbiamo pensato di creare otto personaggi, conflittuali e, allo stesso tempo, complementari e di farli convivere all’interno del disco.

L’idea di fondo è quella di ritrarre i protagonisti dei brani all’interno di un appartamento immaginario. Le otto stanze, talvolta ampie e luminose, talvolta anguste e buie, riflettono i loro abitanti e le loro vite. Su di esse sono costruiti arredi sonori, sempre differenti fra di loro, che mettono in luce la psicologia e gli stati d’animo dei condomini. I brani sono progettati come otto storie e affrontano tematiche eterogenee come la dipendenza, l’abbandono, il suicidio e l’amore.

Quanto c’è di autobiografico nelle storie che raccontate?

Sicuramente nel disco c’è qualcosa di autobiografico, ma è sempre mediato da un personaggio. All’interno dei brano prestiamo, di volta in volta, la voce ai vari personaggi, non siamo mai noi a parlare direttamente. Questa pratica, alla quale erano molto legati i grandi cantautori italiani degli anni ’70, ci ha sempre affascinato.

Ogni brano si contraddistingue per sonorità differenti. Quale può essere considerato il filo conduttore del progetto?

Ogni brano del disco è concepito come un frammento che fa parte di una struttura più grande ed i singoli episodi non sono altro che un confronto con le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre fragilità. La visione che risulta degli otto personaggi è solo parziale, ma è il tutto che conta, perché nella loro coralità, nell’eco confusa delle loro rivelazioni, emerge la loro vera natura.

Il filo conduttore del disco è sia sonoro che contenutistico. I personaggi sono, a loro modo, tutti dei vinti alla ricerca di un motivo per vivere. C’è chi proietta le proprie speranze sugli altri, chi vive ancorato ad un passato che non si può ripetere e chi, infine, trova una via di fuga solo nella morte.

I testi racchiudono riferimenti ad altri linguaggi come la letteratura, ma anche il cinema. Qual è il rapporto tra la vostra musica e altre forme d’arte?

Oltre alla musica ci piacciono molto anche il cinema e la letteratura. Nel disco c’è anche un brano, Inseguiti dalla luna, liberamente ispirato al film Onora il padre e la madre di Sidney Lumet. Crediamo che nella canzone sia interessante creare un contatto fra le varie arti, sia da un punto di vista formale che contenutistico.

Nei testi colpisce la vostra volontà di raccontare senza dare giudizi. Quali sono stati i passi che hanno portato a un approccio così consapevole?

Non crediamo che le canzoni, così come l’arte, debbano ricercare verità assolute, puntare il dito o dare giudizi tagliati con l’accetta. La canzone deve essere un confronto costante con il reale, con gli altri e con noi stessi.

Soprattutto, bisogna sempre cercare di raccontare un qualcosa da più angolazioni possibili, offrendo sempre il contraddittorio, perché non c’è mai il bene da un lato e il male dall’altro e non c’è mai una soluzione semplice per questioni complesse.

Nell’album “Voci di corridoio” c’è anche “Il viaggio di ritorno”, il brano che lo scorso anno avete portato a Sanremo Giovani. Che ricordo avete di questa esperienza?

L’esperienza di Sanremo Giovani è stata sicuramente formativa per noi. Abbiamo dovuto fare i conti con tutta una serie di dinamiche televisive a noi sconosciute, che sicuramente ci risulteranno utili per il futuro. Ci dispiace solo di non essere arrivati all’Ariston ma, per una band neonata come la nostra, esibirsi in prima serata su Raiuno è già stato un risultato importante ed è anche stato un ottimo trampolino di lancio per il progetto.

Quel brano parla di un cambiamento di vita e da un certo punto di vista può essere considerato profetico. Come si è modificata la vostra vita artistica durante la fase più complicata del lockdown?

Fortunatamente, siamo riusciti a comporre nuovi brani anche a distanza nel periodo del lockdown. Il più grande cambiamento di programma è stato l’impossibilità di fare promozione di persona. Comunque, abbiamo sfruttato il più possibile l’on-line e le tecnologie che, in questo periodo più che mai, ci sono venute in soccorso.

Il videoclip di “Cosa resterà” è una perla preziosa. Cosa rappresenta per voi quel brano e se non ci fosse stato il lockdown il video sarebbe stato lo stesso?

Cosa resterà? è forse il brano al quale siamo più legati dell’intero disco. In primis, perché è il primo brano che abbiamo scritto in italiano e arrangiato tutti assieme e poi perché riflette un’angoscia esistenziale, alla quale siamo particolarmente sensibili.

Avevamo già da tempo l’intenzione di realizzare un videoclip animato, quindi, anche se non ci fosse stato il lockdown, lo avremmo realizzato lo stesso in questa maniera. Le immagini animate, magnificamente realizzate da Lorenzo Silano, esplicano il contenuto della canzone tramite un surreale inseguimento in auto fra il protagonista e il suo doppio.

La corsa notturna non è altro che il confronto fra un presente oramai alla deriva e un futuro disilluso, in cui la salvezza sembra possibile solo agli altri e la speranza persiste come possibilità, che sbiadisce col passare degli anni.

Uno dei brani più intensi è “Due Amanti”. Come siete riusciti a descrivere senza retorica una storia servendovi dei ricordi?

Due Amanti è sicuramente il brano più pop del disco. L’intento è stato quello di racchiudere in una forma tradizionale la fine di una relazione, la dolorosa separazione che ne consegue e il nostalgico ricordo, che persiste nella memoria dei due protagonisti. Scrivere canzoni a tema amoroso non è mai semplice, per via delle importanti referenze che gravano inevitabilmente sulla penna dell’autore. Per noi è stata una sfida, se abbiamo centrato l’obbiettivo lo lasciamo giudicare agli ascoltatori.

In “Notte d’inverno” voi Réclame esprimete una sensazione di libertà testuale e musicale parlando di carcere e morte. Com’è nato il brano?

Notte d’inverno è stato il brano dove ci siamo presi le maggiori libertà da un punto di vista sonoro e testuale. L’idea era quella di sperimentare il più possibile, unendo rumori e suoni prodotti casualmente, registrati in presa diretta con una linea di pianoforte che scandisse l’armonia e accompagnasse l’incedere sofferto della voce.

Abbiamo ricercato una forma che fosse più aperta possibile e che seguisse con efficacia la narrazione. Il brano ritrae un carcerato che vede apparire suo figlio, prematuramente scomparso anni prima, all’interno della propria cella. Con le prime luci dell’alba, l’ombra del figlio è destinata a sparire e il padre, mosso dall’amore e dalla disperazione, decide di togliersi la vita e di seguirlo.

L’intero pezzo è declamato come fosse un monologo interiore. L’unica via di scampo per il protagonista è la morte, una morte che però è anche riavvicinamento a quel figlio che non ha mai conosciuto, una morte che, in fin dei conti, non è altro che un inseguire ciò che si è amato in vita e non si è mai avuto.

In quale aspetto della musica dei Réclame è più presente l’impronta di Daniele Sinigallia?

Daniele Sinigallia ha dato un apporto fondamentale al sound del disco. Sebbene i brani fossero quasi tutti arrangiati quando siamo entrati in studio per la prima volta, i suoi ritocchi e la sua capacità di interpretare le nostre richieste e le canzoni stesse sono stati di vitale importanza per la buona riuscita del progetto, gli dobbiamo davvero molto.

Sicuramente, si sente la sua impronta per quanto riguarda la commistione fra elettronica ed acustica e, più in generale, nel mix dei pezzi che è un vero e proprio marchio di fabbrica.

State già pensando a come organizzare live nei prossimi mesi?

Purtroppo non credo che riusciremo ad organizzare dei live nella stagione estiva, bisognerà aspettare almeno settembre per fissare delle date certe. Comunque ci auguriamo di poter tornare presto a suonare dal vivo.

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